Fermarsi… e guardare, dentro: stare, esserci, essere. Basta poco e si ritrova il senso delle cose, dettagli significativi smarriti nel quotidiano, casuale, affannoso, distratto fluire del tempo.
Rileggere il Festival oggi, a distanza di mesi dalla sua programmazione, mi rivela un pensiero ad esso sotteso ed una visione, o meglio una necessità: fermarsi e riconsiderare il presente e i luoghi abitati dall’uomo alla luce degli archetipi, di ciò che è originario, di ciò che, da sempre è impresso in noi e nell’ambiente che ci circonda. Questo ambiente appare mutato, contaminato da segni molteplici e in contrasto tra loro, oltraggiato, a volte, eppure, a ben vedere, custode di un segno originario che in esso, come in noi, permane. Da qui l’intima connessione che individuo tra archetipo mitico e teatro, tra “ciò che non è ma è sempre”, il mito - secondo la lezione di James Hillman - e ciò che è “effimero”, di un sol giorno - secondo l’etimologia greca - il teatro, destinato a lasciare un segno, una traccia in coloro che quel “sol giorno” hanno condiviso. Mito e teatro trovano un primo punto d’incontro nella necessità della condivisione. Essa esprime e rivela il segno di appartenenza a quell’ambiente umano, da noi trasfigurato, che ogni giorno distrattamente attraversiamo mentre, di contro, la macchina scenica che si misura con i contesti naturali, così come con le strutture architettoniche della città, ce ne consente la riscoperta in quanto va ad abitare luoghi che, forse, nell’uso e nell’abuso quotidiano non siamo più in grado di abitare davvero.

Ecco allora la piccola stazione dei treni farsi eloquente scenografia per una Cassandra che in quel luogo di passaggio, di ritorni e di separazioni recupera - nella rilettura di Christa Wolf - la forza della veggente sacerdotessa troiana per gridare oggi, come ieri, il suo bisogno di pace; mentre nel poco frequentato Parco Emilio - contemporaneo secondo esempio cittadino di progettazione partecipata - riecheggia l’antichissimo mito di Demetra e Persefone tra canti polifonici della tradizione orale italiana, che si accompagnano ad un rito che prelude alle tenebre di un Ade sempre in agguato. A riconsiderare la città in relazione al suo fiume e alle leggende ad esso connesse, ci inviterà invece Miti d’Acqua, che a partire da Ovidio, mescolando la voce umana narrante al suono della viola e al canto svelerà un’assonanza dimenticata tra ciò che è in noi e ciò che fuori, in natura, fluisce. Le architetture cittadine come l’ottocentesca facciata del Teatro Comunale assumeranno nuove prospettive grazie alla danza in parete di Proteo Architetture in Movimento - Up side’s che a più di dieci metri d’altezza evocherà la mutevole figura mitologica, e grazie allo sguardo che Polvere ovvero la Storia del Teatro saprà donare a coloro che intraprenderanno questo viaggio negli spazi desueti dell’edificio attraverso la memoria del teatro stesso, che si paleserà quale luogo di anime, soglia tra passato e presente, tra ciò che è e ciò che non è più, luogo dell’Effimero che permane. Titolo, quest’ultimo del convegno che proporrà - il primo di luglio - un confronto sul fare teatro quale atto necessario allo sviluppo culturale e sociale di una comunità, alla ricerca di un nuovo sistema teatrale che sappia valorizzare le realtà periferiche che hanno, di fatto, ridisegnato la geografia del nostro paese, un sistema che sappia mettere in relazione critici, artisti, organizzatori e spettatori rendendoli testimoni e protagonisti di un mutamento già in essere nel teatro italiano.
Mutamento attestato anche dal lavoro artistico di Liberascenaensemble cui il festival dedica il Progetto Carpentieri che si articolerà attraverso tre spettacoli della compagnia e il laboratorio di formazione che darà - vita nelle piazze della città - alla mise en espace Odisseo o dei ritorni. Il lavoro, ispirato al decimo libro dell’Odissea, propone una riflessione che unisce la mitica figura di Ulisse all’idea del ritorno, dell’approdo dopo una gurrra vissuta da artefici, vinta attraverso l’inganno ed il deliberato olocausto dei vinti. Esiliata e sola tra antichi reperti apparirà Ismene, nell’omonimo spettacolo tratto dal testo di Ghiannis Ritsos mentre, oltre al già citato Cassandra, nei cortili del centro storico prenderà vita un singolare omaggio a Kant, immaginario, struggente racconto degli ultimi istanti di vita del filosofo col cui pensiero è ancora in debito l’attuale coscienza occidentale. 
Attraverso percorsi contaminati, tra elementi urbani e contesti naturali si svilupperà invece il Progetto Pasolini, che ospiterà quattro incontri di studio, Visioni Pasolini a cura di Massimo Marino e Mito in forma di cinema originale corto di Mario Bianchi, più tre spettacoli: L’Estate.Fine e Secondo Pasolini del Teatro delle Ariette e Italia Mia! della Compagnia Babbaluck. Differenti prospettive per accogliere l’eredità letteraria dell’opera pasoliniana che tanto ancora - a trent’anni dalla morte - sa raccontare della contemporaneità anche laddove si misura con il mito, come nel caso di Edipo, che diviene emblema della condizione umana occidentale. Su questa figura in particolare ruoteranno le Visioni Pasolini, riflessioni sul cinema e il teatro di questo autore, accompagnate da filmati tratti dall’archivio di Riccione TTV. 
Per la sezione letteratura invece l’incontro a cura di Paola Palma Di pagina in palco. Suggestioni sceniche nell’opera di Colette, autrice apprezzata per la profondità poetica e le straordinarie qualità stilistiche della sua opera, figura poliedrica della Parigi tra ottocento e novecento come attesta il mediometraggio, inedito per l’Italia, interpretato tra gli altri dalla stessa Colette e da Jean Cocteau. Il mitico dixie degli Ambassador Marching Band ci inviterà a riscoprire squarci dimenticati del tessuto urbano, mentre nuovamente il mito - con le sue figure declinate attraverso il teatro, la danza, il cinema, gli studi - illuminerà il presente.
La parola scritta si tradurrà in gesto, segno scenico, graffito inciso nel paesaggio urbano e rurale, graffio nell’anima, effimero respiro destinato a permanere, e non è poco, nelle emozioni e negli sguardi di chi percorrerà la traccia che Arianna nel tempo continua a dipanare...

il direttore artistico
daniela nicosia