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RINNOVATE VISIONE
Un festival rinnovato questo Filo d’Arianna, alla sua dodicesima edizione, articolato per progetti che si intersecano fra loro ed esplorano quelle aree di confine che uniscono saperi diversi, a favore di una estesa comunicazione tra le arti. Teatro, ma anche arti visive – due mostre, installazioni, video - cinema, danza, musica, studi – un progetto di formazione e diffusi momenti di confronto con gli artisti. Il tutto incastonato negli spazi urbani usuali, quelli attraversati dagli sguardi della quotidianità distratta di ognuno, quelli della fretta, quelli del malumore e della gioia, del conflitto e del respiro. Quattro i nuovi progetti che compongono questa edizione del festival: lo spazio dedicato al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti; il percorso La città del sonno, che, con i suoi differenti itinerari, interseca l’omaggio al lavoro artistico di Elena Bucci, con il progetto Miti dello Spettacolo e con la sezione Arti Visive o dei Ritorni.
Il Premio è uno sguardo rivolto a quelle anime del teatro ancora vive, ancora mosse da una reale urgenza creativa, a quelle scritture teatrali che incarnano una filosofia del tempo presente, attraverso paesaggi emotivi che affondano le proprie radici nella memoria storica. Un passato recente che illumina il presente, e la cui lettura consente di aprire, anche grazie al dialogo tra le arti, nuove prospettive per il teatro e per la società civile. Così è per i due spettacoli vincitori delle edizioni 2005 e 2004 del premio, ospitati al festival insieme ad una presentazione di merito sulla figura dello studioso e critico teatrale Dante Cappelletti. Il primo degli spettacoli, 'Ccelera! di Maurizio Camilli, rivela ambizioni appassionate legate alla solida fugacità di un mito – quello della velocità – per fuggire al vuoto di un quotidiano spento che, in ogni caso, si configura all’insegna di una inutile, costante corsa. A.V. storia di una B.rava R.agazza è invece un percorso nei miti degli anni ’70, mosso dalla necessità di analizzare un tema oggetto di rimozione collettiva quale quello della lotta armata che ha segnato con dolore la storia del nostro Paese. Nell’affermare l’insensatezza dell’omicidio politico, le due interpreti Elena Valli e Marianna de Fabrizio, raggiungono punte di altissima emozione in un recupero del tragico che lega con evidenza teatro e società. Il nesso profondo che mette in relazione queste due ultime categorie, è palese anche nella condivisione e nell’ospitalità del progetto di Elena Bucci La città del sonno, col quale il Filo d’Arianna ripercorre la sua originaria vocazione ad esplorare forme e contenuti di un teatro, che nell’incontro col tessuto urbano e con diverse discipline artistiche, rifondi il suo statuto. Se il sonno è ciò che ci separa in miliardi di solitudini, è al contempo anche ciò che ci fa uguali, nella resa a quell'abbandono sospeso tra luce e buio, vita e morte che ogni giorno ci permette di rinascere. Il sonno condannato dalla nostra cultura quale perdita di tempo è invece, in altre culture, considerato balsamico veicolo di rigenerazione e di creatività. In esso è possibile scorgere spazi per rinnovate visioni – dal sonno fioriscono i sogni – che ci mettono in relazione con quell’altro che è in noi da sempre, e respira delle libere associazioni visive e verbali dell’infanzia. Quali respiri, differenti luoghi della città, al tramonto, prenderanno vita grazie a piccole installazioni luminose… in esse avranno voce e gesto i sogni dei giovani attori che partecipano al percorso di formazione teatrale del festival. Le stanze della scuola di musica, quali luogo di anime, custodiranno, tra i piccoli banchi di scuola, il gesso e le lavagne nere di un tempo, quadri e sculture, per dischiudersi agli sguardi degli osservatori di questa insolita mostra - prima - ed essere abitate - poi - dal teatro, con lo spettacolo Bambini. Una inversione di prospettiva che pur conoscendo bene, per mestiere, le ragioni del teatro, con pudore, ho inteso proporre ad Elena Bucci per incoraggiarla a spingere ancora oltre, quel suo progetto di comunicazione tra le arti. Affinché, per una volta, sia il teatro, che entrambe amiamo tanto, a fare un passo indietro, affinché le emozioni del teatro arrivino dopo, quando lo spazio è già stato rivelato, consumato da altre emozioni quelle della pittura, quelle della musica…
«Volgere lo sguardo all’infanzia dona voce alla semplicità, accompagna le nostre solitudini, sottolinea l’importanza dell’ascolto, della carezza» - si legge nel programma di sala di Bambini - e quei bambini dipinti nelle tele di Davide Reviati sono davvero pagine di un diario privato che conosce la paura e l’insensatezza – cui il teatro darà parola – pagine di un’età, in noi custodita e dimenticata, come un silenzio, un segreto che ci sgomenta, che ci guarda con occhi interiori che guardano altri occhi…
Dalle affinità del comune operare artistico nasce, dunque, l’ospitalità del progetto La città del sonno per rendere visibile una mappa territoriale creata dalla forza dei rapporti tra le persone e il loro lavoro, basata su un’etica teatrale che ci rende simili, che ci avvicina ad altri territori teatrali, a livello nazionale, nelle modalità operative e nella volontà di riconoscerci in una comunità artistica solidale in cui a dettare le regole siano solo le ragioni dell’arte.
In questa ricerca verso segni minimi ma efficaci, verso un tempo della vita in cui, liberandosi della usuale materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita stessa, La città del sonno incontra con Non sentire il male il progetto del festival dedicato ai Miti dello Spettacolo. Eleonora Duse è l’anima di questo lavoro scritto nel corpo di Elena Bucci che incarna una Duse malata, mentre in solitudine recita tutte le parti di quella Figlia di Iorio, scritta per lei dal Vate e poi affidata ad un’altra. Recita Eleonora la sua esistenza dolorosa per guarire, forse, dai danni della vita; recita ossessionata dalla domanda sul senso di quella sua arte effimera; sogna Eleonora-Elena di poter volare per un attimo, come le altre arti, nello spazio di un possibile teatro senza corpo e senza voce, libero dal vincolo poetico e terribile della sua continua distruzione nel qui e ora.
Un’altra mitica, sofferta esistenza d’artista è tratteggiata, invece, dalla conferenza spettacolo di Eugenia Casini Ropa Isadora Duncan: la rivoluzione del corpo-anima. Qui tra le note di Chopin eseguite dal vivo, le voci degli attori che risuonano nel buio denso del teatro, tra passi di danza evocati e trasfusi in immagini, prende corpo la figura leggendaria della donna che a piedi nudi sconvolse il mondo dell’arte all’alba del ventesimo secolo. Grazie a Isadora il corpo danzante divenne specchio vivente dei moti dell’animo umano. Un mito, quello sviluppatosi intorno alla sua vicenda umana e d’artista, che rimanda all’emozione, non solo estetica, della bellezza. Alle suggestioni del bello si ispirano, a tarda sera, anche le Visioni Rossellini-Visconti con il videomaggio Tra la bellezza della ragione e le ragioni della bellezza creato da Mario Bianchi appositamente per il Filo d’Arianna e le riflessioni per immagini di Antonio Costa I Maestri e le Dive, insieme agli indimenticabili scenari del Ludwig di Luchino Visconti in versione integrale.
Immagini atte ad imprimersi nella memoria, come quelle che per due sere verranno proiettate sulla facciata laterale del Teatro Comunale, in Vrnitev contributo visivo di 112 artisti Europei che in un minuto – e il video ne dura, appunto, centododici – hanno filmato un frammento della loro opera. Il tema, un possibile ritorno – questo il significato del titolo – a quella Stazione Topolò - Postaja Topolove dove da dodici anni, al confine con la Slovenia, si svolge sommessamente e rigorosamente una importante vetrina d’arte contemporanea. Rare visioni, preludio per la riapertura al festival della sezione Arti Visive che sarà connotata, fin dalla prossima edizione, dal ritorno di Portici Inattuali, prezioso itinerario di installazioni d’arte, spentosi alcuni anni fa in Alpago, che grazie al Filo d’Arianna, potrà rinnovare i suoi incanti, negli spazi medioevali della città. Gli artisti ideatori di quella manifestazione, Flavio Da Rold, Gaetano Ricci e Giorgio Vazza, interverranno all’incontro di sabato 1 luglio per illustrarci il progetto futuro, insieme al giovane critico bellunese Luca Bochicchio, e presentare il video Vrnitev, proiettato nei giorni precedenti. Anche in questo caso un percorso volontariamente all’inverso: il segno artistico prima va ad abitare i luoghi, in esso ci si può imbattere quasi per caso, la percezione quotidiana degli spazi subisce uno spostamento leggero e improvviso… dopo arrivano i testi, gli intenti, le parole per raccontarlo…
In una prospettiva invertita anche la proiezione, in quella sede, di un altro video Mascheramento Urbano con la prestigiosa presenza di Donato Sartori col quale il festival intende sviluppare un progetto annuale che coinvolgerà artisti e studenti del bellunese fin dai prossimi mesi e vedrà il suo compimento al Filo d’Arianna 2007.
La riflessione sul mito classico ritornerà anche quest’anno nella delicata Odissea di Gianluigi Tosto che, come un aedo, accompagnerà la narrazione con il suono di svariati strumenti dal tamburo di mare alla zanza africana ai chimes, in uno spettacolo dal crescente coinvolgimento emotivo, esaltato dalla vibrante traduzione del poema a cura di Mario Giammarco. E ancora, ispirata al mito fondante della cultura occidentale, quello della vita di Cristo, la originale rilettura di Paolo Puppa, Parole di Giuda. Dai miracoli al martirio, l’epopea di Gesù viene raccontata da Giuda che non cessa di amare, malgrado il terribile destino di tradimento, tracciato per lui. Giuda si rivela desideroso d’amore e di solidarietà, cui non accede per sua colpa e per sua disgrazia, mentre in controluce, nella controversa umana figura, riaffiora Pirandello con i suoi tormentati personaggi.
Se Blu Verticale in un suggestivo percorso danzato tra i cortili della città, spiato dai loggiati della Crepadona, riattraversa il mito delle Sirene, nelle coreografie di Laura Zago e delle sue quattordici danzatrici, mentre la voce nuda, trasparente e impetuosa di Barbara Valentino ne incarna l’eterno richiamo, altre visioni oniriche invadono la piazza centrale in Tempus Fugit di Roberto Rodriguez Corona. Spettacolo di teatro danza, questo, evento d’apertura del festival, in cui fragili creature su trampoli, quali farfalle psichedeliche o effervescenti meduse disegnano nuvole d’acqua mentre prendono vita a dispetto del tempo che fugge - mentre danno vita ai sogni di un uomo, che lotta contro il tempo – sulle note del pianoforte dal vivo di Massimo Cottica e gli acuti del soprano Moon Jin Kim.
Con il divertentissimo Spade e cipolle di Angela Iurilli, sullo sfondo dell’antico mito di Orlando, si consuma la relazione antica tra padrona e serva: Sofronia che si nutre di potere e Nina la nera che non piange mai e si nutre d’amore. Il loro conflitto risale all’epoca di Carlo Magno ma si riversa nelle nebbie della storia di oggi, una storia che ognuno gioca e racconta a modo suo.
Dall’orizzonte lontano, eppure così presente, del mito nella tragedia classica, in uno spazio fortemente segnato da geometrie visive ed enigmatiche trasparenze, appariranno, quali ombre evocate da un rito arcaico, gli spettri che popolano la tragedia greca e latina, nella mise én espace Fantasmi. Figure emblematiche, ora motori dell’azione drammatica, ora espressione del pensiero più profondo dell’autore, che si palesano quali necessarie presenze, radici trascendenti della tragedia, tessuto connettivo tra due mondi, quello dei morti e quello dei vivi. Così l’Aldilà dell’universo mitico si riversa ancora con le sue ombre, nelle nostre inquietudini di oggi, nel tragico terremoto di ogni certezza…
E se la musica dei Concert Apéritif e Des chansonnes pour saluer l’exposition accompagnerà con leggerezza il fine settimana fino alla performance di libere improvvisazioni per attori e spettatori a cura di Giovanni Panozzo Des chansonnes pour saluer le festival, il percorso del Filo d’Arianna - iniziato fin dal 19 giugno, con la mostra fotografica Viaggio sul Filo delle emozioni, dedicata alle immagini del festival 2005 e ospitata in stazione a Belluno - proseguirà in agosto ad Auronzo di Cadore. Tra quei paradisi dolomitici sospesi tra terra e cielo, nei luoghi della natura e della storia, il festival saprà donarci ancora nuove visioni. Con La leggenda dell’Uomo Selvatico, narrata - con passione e sapienza da Valerio Maffioletti - sulle rive del lago, ci immergeremo nella natura per riassaporare quel tempo in cui l’uomo dialogava ancora con gli spiriti silvestri, per ascoltare ancora quel mito così fortemente legato alla tradizione e alla cultura di tutto l’arco alpino; mentre gli angeli di Silence Teatro, sospinti da una brezza misteriosa, voleranno per le vie del Centro storico in Come Angeli del Cielo. Spettacolo visionario, questo, che ci trasporta in una atmosfera nuova, densa di richiami a quel senso del sacro che attraversa tanta pittura, a quel bisogno di trascendente che permane nelle tensioni dell’uomo contemporaneo.
A ciò che di umano resta in noi, alle nostre infanzie smarrite, ai nostri desideri più buoni, volge con fiducia, ancora una volta, il suo sguardo innamorato Arianna, mentre muta scandisce i passi dell’antica danza… nel labirinto delle arti che si incontrano e muovono il pensiero di quegli uomini che desiderano e, forse, sanno parlarsi ancora…
il direttore
artistico
daniela nicosia
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