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Filo d'Arianna Festival 2007

QUANDO LA CULTURA RACCONTA IL TERRITORIO

E la città si fa teatro, teatro di visioni, teatro di emozioni.
Sempre più forte è, infatti, la vocazione del Filo d’Arianna a mescolarsi con il tessuto urbano e ambientale, quale traccia che rivela e declina, con il linguaggio estetico dell’arte, il paesaggio umano che, il più delle volte, abitiamo inconsapevoli.
Un Festival che esplora ambienti naturali e architetture con l’intento di ricongiungere saperi diversi, saperi che si modificano con il mutare dei contesti. Teatro e danza, musica e arti visive dialogano tra loro e disegnano nuovi paesaggi della scena per raccontare il territorio attraverso il mito, così come dentro la sua storia.
Un territorio sempre più ampio che il Festival, grazie al consorzio di più Amministrazioni Pubbliche e della Fondazione Teatri delle Dolomiti, intende valorizzare. Dal Comune capoluogo fino al Cadore il Filo percorrerà tra il 25 giugno e il 27 luglio sentieri differenti: spazi urbani e contesti naturali come il parco di Mussoi a Belluno e la bellissima oasi di Cima Gogna ad Auronzo.
Arti della scena per riscoprire il territorio, cui da quest’anno si associano, con forza, anche le arti visive, grazie all’annunciato ritorno, a Belluno, di Portici Inattuali. Progetto, questo, nato in Alpago quattordici anni fa, cui il Festival ha voluto e saputo ridare vita, in virtù della collaborazione con il giovane critico d’arte bellunese Luca Bochicchio, unitamente a quella con i suoi ideatori originari: Flavio Da Rold, Gaetano Ricci e Giorgio Vazza. Saranno proprio questi tre artisti a mettersi in gioco, per questa edizione, in prima persona, con le loro installazioni sul tema del ritorno. Tra piazza Castello e piazza Duomo si comporrà, così, un ideale percorso visivo di forme nuove, quali sculture dinamiche, praticabili dai visitatori.
Sempre sul tema del ritorno, per la sezione studi, la presentazione del bel saggio di Chiara Marchetti Un mondo di rifugiati, analisi delle migrazioni forzate che segnano la nostra storia contemporanea, ferite che faticano a sanarsi, strade che spesso non conoscono il ritorno.
A cavallo tra le sezioni studi, teatro e arti visive, il progetto monografico del Festival dedicato quest’anno a Remondi e Caporossi, due artisti di grande rilievo nel panorama del teatro contemporaneo. Da trentacinque anni insieme, Rem&Cap sono stati i protagonisti di un profondo rinnovamento del linguaggio scenico grazie ad un procedere artistico che ha radici nella tradizione teatrale da un lato e nelle arti figurative e architettoniche dall’altro. La loro ricerca è connotata da una singolare scrittura scenica in cui l’aspetto visivo prevale sulla parola, distillandola ed esaltandone, nella rarefazione, il valore. L’uso ingegnoso di macchine sceniche unitamente alla sintassi degli oggetti realizzati con materiali poveri è la loro originale cifra stilistica, testimoniata al Festival da proiezioni video, dagli incontri conoscitivi L’officina di Rem&Cap, dal laboratorio di formazione Giorni Perduti e da tre spettacoli: Sacco, Richiamo e Me&Me, il più recente, che vedrà in scena proprio i due maestri Claudio Remondi classe 1927 e Riccardo Caporossi classe 1948.
A quest’ultimo è affidato, a partire dal 25 giugno, anche il percorso di formazione teatrale che il Filo d’Arianna rivolge, come di consueto, ai giovani del territorio. Questo laboratorio teatrale, intitolato Giorni perduti, trae spunto dall’omonimo racconto di Dino Buzzati e rappresenta un omaggio alla nostra città e al grandissimo autore che, nato a Belluno, è considerato per l’estensione, la trasversalità e il livello della sua opera uno dei maggiori artisti europei del Novecento. I giorni perduti appartengono a tutti, sarà la memoria di ciò che non abbiamo vissuto a pieno a determinare le tracce di uno studio i cui esiti comporranno, sabato 30 giugno, l’azione scenica contestualizzata nello spazio urbano di piazza Erbe. Le facciate dei palazzi che circondano il mercato trasuderanno ricordi che, come gocce, raccolti in grandi fagotti, dalle finestre caleranno al suolo.
Al mito classico si rifà Edipo e la Pizia, spettacolo in anteprima nazionale, da La morte della Pizia di Dürrenmatt, che vede in scena la ben nota interprete Lucia Poli e il coreografo Giorgio Rossi, fondatore della Sosta Palmizi, intenti a far dialogare, attraverso una ironica rilettura del mito, danza e teatro.
Alle Troiane di Euripide si ispira, invece, il Balletto Civile con Battesimi in prima regionale, in cui la coreografa Michela Lucenti e i suoi danzatori-attori incarnano il canto di una comunità, intenta ad elaborare un lutto e la speranza di una possibile ricostruzione. L’acqua sarà l’elemento con il quale questa danza si mescolerà alla ricerca di una rinnovata epifania in una sorta di battesimo collettivo.
Canzoni e narrazioni attorno al mito caratterizzano i testi di Francesco Camattini nel concerto Kantica, un’occasione intima e delicata per un ritorno in musica alle origini del nostro Occidente alla deriva.
E di note musicali respirerà il centro storico della città con Un fil di suono a cura della Scuola Comunale di Musica Miari e con il grande concerto d’inaugurazione del Festival, Da Gillespie ai Deep Purple della Sorgente Jazz Orchestra.
Quale percorso nella natura, accompagnato da struggenti cori polifonici si configura lo spettacolo itinerante Le Clistovki, dal racconto di iniziazione alla poesia dell’autrice russa Marina Cvetaeva. Qui recitazione, canti, costumi e l’uso di trampoli si fondono con le peculiarità visive, tattili e olfattive del paesaggio, mentre un soffio di vento e un raggio di sole al tramonto si fanno segno scenico nella cornice magica del selvaggio, silente Parco di Mussoi. Preludio alla visione di questo spettacolo la mostra fotografica e la presentazione del libro Un teatro nel paesaggio a cura di Sista Bramini e Francesco Galli.
E ancora percorsi nella natura per il progetto che il Filo d’Arianna dedica a Giuliano Scabia e alla sua scrittura visionaria che trae alimento dai miti delle acque e delle foreste. Due gli appuntamenti che vedranno in scena Scabia in prima persona: Teatro con bosco e animali, a Cima Gogna il 27 luglio, e Nelle foreste sorelle ad Auronzo il 26 luglio.
Al tema ecologico dell’emergenza acqua, invece, è dedicato lo spettacolo della compagnia Erbamil, realizzato in collaborazione con WWF Italia, Amare acque dolci (Auronzo 25 luglio). Qui, nel tipico stile della compagnia, mentre giochi d’acqua aggiungono un tocco di magia e sorpresa alla rappresentazione, si ride per pensare.
Così come l’ironia in Vico Scassacocchi 2012 – nuovo spettacolo di Sergio Longobardi della Compagnia Babbaluk – è la chiave per rileggere, attraverso Petito, il mito di Faust. Una scrittura scenica sulla trasformazione, che sbeffeggia i falsi miti televisivi, mentre esplora, con autenticità, con l’estro proprio dell’autore partenopeo, l’amara eppur comica visione della vita che Napoli trasfonde. È un poveraccio il nostro Faust, che stringe un patto con un improbabile diavolo; ne nascerà un cantico del disincanto, tra l’afrore vociante dei vicoli e il frastuono dei motorini truccati. E di un trucco, di un inganno, infatti, si tratta…
Di area tipicamente veneta è invece la consuetudine del larin, elemento architettonico tipico delle case di montagna, intorno al quale ruota lo spettacolo Filo filò di e con Paola Brolati e Augusto Gamba. Un grande focolare, il larin, attorno a cui raccogliersi per scaldarsi e per fare filò, per raccontarsi storie e leggende che nei secoli hanno permesso la trasmissione della tradizione orale. Lo stesso antico rituale, nella casa dei Piol a Castion, avremo modo di condividere grazie allo spettacolo, con musiche e canzoni popolari, occhi negli occhi attori e spettatori, insieme.
Occhi negli occhi, come finestre per guardarsi dentro, per ritrovarsi. Questo anche il senso della bella mostra Finestre Dentro, a cura di Paolo Tempera e della ULSS n° 1 di Belluno, che ospita opere degli utenti del Centro di Salute Mentale. Occhi negli occhi, per spezzare il confine tra malattia e salute, in questo caso, e permettere a quelle finestre interiori, serrate per la sofferenza, di aprirsi quali improvvisi graffi dell’anima e liberare preziosi paesaggi umani, quelli che la malattia nasconde, quelli che più fanno fatica ad emergere.
Voli dell’anima, come in Canto, nuovissimo spettacolo di Laura Pulin, ospite del Festival per la sezione danza; sezione che da quest’anno, oltre alla consolidata consulenza di Eugenia Casini Ropa dell’Università di Bologna, si avvale della preziosa collaborazione della brava coreografa bellunese Laura Zago. Nella splendida cornice auronzana, su musiche da Chopin a Shostakovich, gli angeli danzanti della Pulin si leveranno in volo, messaggeri di luce e di gioia, antidoti al nostro soffrire quotidiano.
Così come al cielo, sarà rivolto il grido di Michele Sambin in quel Più de la vita, una intensa performance con musiche eseguite dal vivo, tratta dalla lettera all’Alvarotto del Ruzante, testamento spirituale di questo importante autore veneto.
Libero e leggero si alzerà quel canto, libero e leggero quel grido d’amore per la vita risuonerà nella natura. Libero e leggero come quel segno grafico di Sergio Brugiolo che da tre edizioni accompagna il Filo d’Arianna, i cui manifesti oggi rappresentano la grafica italiana all’Ogaki Poster Museum in Giappone e al Poster Museum di Wilanów in Polonia per la ventesima Biennale Internazionale del Manifesto. Uno spazio bianco, spazio delle emozioni e della ricerca artistica, luogo di riflessione, in cui il filo dei sassi indica il percorso nella semplicità degli elementi naturali.
Un segno connotato da quell’ineffabile leggerezza dell’essere che anima e sostiene la determinazione di chi, e siamo in tanti, da anni, con amore, realizza e segue questo Festival ravvisando in esso una rinnovata opportunità di libera espressione della cultura.

il direttore artistico
Daniela Nicosia

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edizione: 2006 - 2005